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Alessandro Martellotta

Arte digitale: tutta la (mia) verità

di Alessandro Martellotta - 30 ottobre 2004

Opera digitale tridimensionalePer comprendere cosa sia l'arte digitale, ma soprattutto se e quanto sia una forma d'arte di pari nobiltà rispetto a quella considerata "tradizionale", è necessario partire dalla definizione di arte stessa. Dai graffiti preistorici ai tagli di Lucio Fontana sono state date migliaia di risposte alla domanda "Cos'è l'arte?". Ritengo che ognuno di noi ogni volta che "legge" un'opera d'arte ne dia inconsciamente una nuova. Volendo farsi aiutare da qualche maestro scelgo personalmente la definizione data dal Maestro Sergio Fedriani: "L'arte è un mezzo che aiuta a sognare e quindi un poco anche a vivere."

Non ho studiato arte attraverso i percorsi tradizionali, non conosco a fondo la storia dell'arte ed ho appreso da solo le mie tecniche, partecipo a poche inaugurazioni o dibattiti, ma mi reputo un artista, perché quando mi guardo dentro e scopro il percorso che attraverso nella creazione di un opera mi trovo di fronte ad una Ricerca e realizzo come sia un lavoro che dura da sempre e che non finirà mai.

Per provare a dare una mia risposta vorrei partire da una definizione accademica di arte abbastanza comune, che individua nell'opera un incontro tra "estetica" e "concetto".

Ok, ma non mi basta.

Tolte poche eccezioni (vedi i tagli di Fontana) nelle quali il concetto è talmente "titanico" da sovrastare qualsiasi elemento ulteriore, le opere d'arte a mio parere non dovrebbero prescindere da due ulteriori componenti: tecnica e lavoro.

Non si diventa artisti senza aver sudato per apprendere una tecnica, non si espone un'opera senza aver sudato per realizzarla. Superate queste due (mie personalissime) premesse si passa a valutare l'aspetto estetico ("è bella") e quello concettuale ("esprime").

Cos'è l'arte digitale? E' semplicemente arte, realizzata però attraverso strumenti messi a disposizione della tecnologia. Ed ecco che la tela fa posto al monitor e alla carta da stampa, il pennello cede il suo ruolo al mouse. I pixel, freddi mattoni del terzo millennio, vengono ora plasmati dagli artisti accettando docilmente di prendere le forme reali e surreali dei nostri mondi interiori.

Opera digitale bidimensionale astratta (frattale)Al di là degli strumenti utilizzati quindi, il concetto, il pensiero e la ricerca restano comunque patrimonio dell'artista e delle sue opere, senza essere influenzati da questa apparentemente sconvolgente mutazione negli stili e nelle tecniche, che tuttavia rimangono sempre fedeli servitori dello strumento primario dell'uomo: la sua mente.

Ciò che non cambia (o non dovrebbe cambiare) è l'intento: realizzare un opera che trasmetta un messaggio, che gratifichi chi la realizza e chi l'apprezza, che aiuti a sognare e a vivere un po' meglio.

Come cambia il ruolo dell'artista digitale nel mondo dell'arte? Non cambia rispetto al concepimento e alla realizzazione dell'opera, ma si fa molto arduo al momento della presentazione al pubblico. La mancanza decennale di linee guida per la corretta interpretazione e valutazione delle opere e soprattutto la mancanza di educazione all'uso "rispettoso" degli strumenti digitali hanno infatti generato un mercato ed un pubblico enormemente diffidente, che confonde arte con illustrazione e viceversa e che spesso nega, involontariamente, la necessaria legittimazione delle opere e degli autori, relegandoli ad un ruolo secondario in quanto comunicatori attraverso un media meno nobile. Cos'ha portato a questa devastazione della realtà e della dignità artistica del mondo digitale è presto detto: da una parte il mezzo informatico, accostato quotidianamente al lavoro e alla gestione dei dati e delle informazioni, non si presta ad una mobilizzazione se non agli occhi dello spettatore curioso, nemico della superficialità, che desidera superare le apparenze e scavare nei contenuti; dall'altra la speculazione sistematica di una generazione di pseudo-artisti digitali che, giocando sull'ignoranza collettiva, hanno proposto come opere d'arte poco più che fotografie lievemente manipolate, banali accostamenti geometrici e risultati di elaborazioni matematiche casuali: l'equivalente contemporaneo della gallina che passeggia sulla tela con le zampe sporche di pittura.

La scuola si è dimostrata spesso troppo lenta ed eccessivamente prudente nell'affrontare questa sfida, perduta anche dalle aziende, troppo poco lungimiranti nel non vedere negli artisti digitali degli utenti di prodotti informatici e conseguentemente un veicolo d'immagine verso un mercato più vasto.

Opera digitale bidimensionale di origine fotograficaConfidando in una nuova generazione di artisti, più onesti verso l'arte e verso il pubblico, ed una maggiore criticità ed erudizione di quest'ultimo, vediamo più nel dettaglio come può essere classificata, letta ed apprezzata l'opera digitale.

Le opere, innanzitutto, possono essere statiche, dinamiche o interattive.

Con interazione s'intende la mutazione dell'opera sulla base di un intervento esterno (ad esempio dello spettatore), mentre un'opera dinamica muta su base temporale (animazione) ed una statica non muta.

Le opere d'arte digitali si dividono ulteriormente (e trasversalmente alla loro "mutabilità") in tridimensionali e bidimensionali. Le opere tridimensionali sono per forza di cose figurative, anche quando si estendono oltre i limiti del surrealismo più spinto. Prima di essere portata su carta, la realtà di queste opere deve essere costruita pezzo per pezzo, in tutti i suoi dettagli, le sue proporzioni e le sue sfumature. Dalla montagna più mastodontica all'insenatura più impercettibile le forme devono essere modellate e dipinte, la luce governata, le forze della natura istruite al volere dell'artista. Al termine di tale processo di creazione l'artista può fermarsi ad osservare la "propria realtà" ed a immortalarla, ottenendo un'immagine fotografica virtuale pronta per la stampa.

Quelle bidimensionali possono essere ulteriormente divise in figurative ed astratte. L'arte digitale bidimensionale figurativa trae, nella stragrande maggioranza dei casi, origine dalla fotografia, che viene integrata (e non privata) di ulteriori informazioni digitali ad uso del concetto che l'opera vuole esprimere.

Le opere bidimensionali astratte sono spesso di origine frattale, vale a dire originate da una funzione matematica molto complessa (creata dall'artista) che, rappresentata geometricamente, dà origine ad opere dall'estetica molto accattivante. Nei casi rimanenti si tratta di "pittura digitale figurativa", vale a dire una forma di espressione che assomiglia al gesto manuale dell'artista nella pittura, con la differenza che il "tratto" viene tracciato digitalmente su di una tela virtuale.

In tutti i casi di arte statica è necessario il processo di stampa, ma anch'esso è stato alquanto trascurato dalle prime generazioni di artisti. Le successive cominciano fortunatamente a dedicare alla scelta dei materiali e delle tecniche di stampa il tempo che meritano, ottimizzando l'estetica del risultato finale.

Studio per scultura digitaleEsiste un'ulteriore tecnologia, rappresentata dalla "scultura digitale", che potrebbe sbocciare presto in una nuova forma d'arte digitale, ma che viene usata ad oggi quasi esclusivamente per la realizzazione pre-produzione di modelli di oggetti. Si tratta di una stretta parente della modellazione tridimensionale, dove l'opera non viene alla fine "fotografata" attraverso il rendering ma viene fisicamente modellata in tre dimensioni attraverso appositi macchinari.

L'arte digitale è ancora un mondo tutto da scoprire e, nonostante la sua esplorazione sia partita col piede sbagliato, attraverso l'onestà e l'impegno degli artisti e di chi opera nel mondo dell'arte sarà presto possibile consentire al pubblico di rispettarla, apprezzarla ed amarla.

Alessandro Martellotta

Alessandro Martellota gestisce il sito www.alexart.it